Mar 18 2014

Quattro chiacchiere con Daniela Volontè

daniela-volonte-1Daniela Volontè è nata nel 1973 nella provincia di Varese e risiede nel comasco. Sposata con due figli, si è laureata in Economia e Commercio e successivamente ha lavorato per anni presso una Gestione Governativa. Dalla nascita del secondo figlio, per cause di forza maggiore, il suo lavoro principale è fare la mamma a tempo pieno. Come secondo lavoro fa la studentessa ed ha conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione con lode. Ama molto i lavori di bricolage, leggere e scrivere, prediligendo lo stile epistolare.

 

INTERVISTA
Ciao Daniela e benvenuta. Ci vuoi parlare un po’ di te?
Come prima cosa grazie per questo spazio! Sei stata molto gentile a concedermi il tuo tempo. In poche parole sono una mamma a tempo pieno. Ho due figli. Mi piace leggere da sempre, ma scrivo solo da un anno. Non c’è molto da aggiungere.
Hai scritto tre libri di tre generi diversi, un new adult, un romantic suspense e un romance contemporaneo, quale di questi generi ti è più congeniale?
Non ho una catalogazione ben precisa. Quando mi viene in mente una storia la scrivo e basta, l’unica cosa su cui mi concentro molto è tentare di far uscire i sentimenti. Questo perché i libri letti che ho amato di più in vita mia, mi sono rimasti nel cuore e nella testa proprio perché i sentimenti erano ben vivi durante la lettura. È ciò che vorrei fare nei miei, anche se è molto difficile da realizzare, ma ci provo.
In insegnami a vivere il protagonista maschile ha 8 anni daniela-volontemeno della protagonista femminile ed è un liceale. Come mai questa scelta controcorrente rispetto agli uomini a cui siamo abituate, sui trent’anni e navigati, ed hai avuto paura di come poteva essere accolto dalle lettrici?
A dir la verità non è stata una scelta. Nel senso ciò che scrivo lo traggo da fatti di cronaca. Tendo a mettere insieme anche più notizie che mi hanno colpito, anche se ascoltate a distanza anche di anni. In rete avevo letto la notizia di questa giovane supplente (in America) che aveva avuto una relazione con un proprio studente.
Di questo libro qualche lettrice si è lamentata non della differenza di età, ma perché il ragazzo era minorenne. Anche se in realtà quando accade qualcosa di fisico tra loro lui ha compiuto da poco 18 anni. In generale però mi sembra che questa differenza non sia stata molto notata in quanto Alex per la vita che ha vissuto, è dovuto crescere in fretta. La diversità è rimasta solo un mero dato anagrafico.
Il libro parla anche di depressione, di abusi famigliari e di suicidi, dove hai preso spunto per affrontare queste tematiche ed è stato difficoltoso immedesimarsi in queste situazioni?
La cronaca è purtroppo piena di brutture simili. L’unica cosa che gioca a mio vantaggio è quello di avere un discreto livello di empatia. Ma, tra il tentare di capire cosa passano le persone nella vita reale e cercare di tradurlo in parole per farlo arrivare al lettore, implica un doppio passaggio in cui non so se riesco a far arrivare il messaggio che vorrei. E questa incapacità spesso limita la mia voglia di continua a scrivere. Metto anima e impegno, ma mi sembra che non sia mai abbastanza!
l'amore-nei-piccoli-gestiL’amore nei piccoli gesti verrà pubblicato dalla Newton, come hai festeggiato questo meritato successo?
La verità? Non ho festeggiato! Non fraintendermi sono felice della notizia. Ma ho sempre il terrore di non essere all’altezza. In me vige un’insicurezza tale che a volte mi prenderei a schiaffi da sola, perché capisco di rovinarmi spesso certi bei momenti. Mi arrabbio con me stessa. In compenso tutti quelli che mi sono vicini, non solo fisicamente ma anche virtualmente, sembrano entusiasti per questa notizia.
In “l’amore nei piccoli gesti” i protagonisti sono due giovani “normali” come se ne incontrano a decine per strada e James non si sofferma solo sull’aspetto esteriore di Valentina ma sulle sensazioni che lei sa trasmettergli; secondo te è stata anche la voglia di normalità dopo tanti belli e dannati che ha contribuito al suo successo?
L’idea di questo libro è nata dalle critiche ricevute ai primi due. Sembra paradossale, ma ti assicuro che è così e ti spiego il perché. Una delle critiche che, a mio parere, è più irritante per una “persona che ti propone una storia” (scusa se uso questo termine lungo, ma non riesco a definirmi né scrittrice, né autrice) è sentirsi dire che la trama è banale e scontata. Visto che ho ricevuto recensioni in cui si diceva così, ho pensato di scrivere il classico romanzo rosa. Il cliché per eccellenza: il capo e la sua assistente. Lui bello e ricco, lei normale. Ma dando una nuova chiave di lettura. Improntando tutta la narrazione su altro: su quei piccoli gesti che possono aprire altre porte, se si ha la volontà e l’attenzione di coglierli.
In ricordami che sono felice i protagonisti sono dei ricordami-che-sono-felicepoliziotti italiani e Isabelle lavora sotto copertura: a cosa ti sei ispirata per l’indagine investigativa ed è stato difficile fare delle ricerche in questo campo?
Il Web è un grande alleato in questo. Basta saper spulciare tra le notizie e si possono scoprire molte cose. In questo libro, che è anche quello più immaturo, perché è stato il primo, ho messo tutte notizie vere cambiando ovviamente i nomi delle città e dei protagonisti. Alla fine rimane un romanzo, e come tale ci sono fatti e aspetti della vita inventati, ma ho imparato tante cose che non sapevo. Ad esempio come si diventa un commissario di Polizia, oppure i sacrifici fatti da chi sceglie di seguire un certa strada che non è più solo lavorativa, ma diventa uno stile di vita.
Quali sono i tuoi autori e generi letterari preferiti?
Non ho un autore o un genere predominante. Posso dirti quali sono i miei libri preferiti. La trilogia del Cavaliere d’inverno della Simmons, Io prima di te di Jojo Moyes e Proibito di Tabitha Suzuma (letto dopo che una lettrice mi ha segnalato che Alex di Insegnami a vivere le ricordava il protagonista maschile di questo libro).
A quale fra i libri che hai scritto sei più affezionata e fra i personaggi qual’è quello che più ti somiglia?
A costo di sembrare scontata direi un po’ tutti. La prima motivazione è che ogni personaggio ha preso forma nella mia testa, quindi è normale affezionarsi. La seconda nasce dal fatto che portando avanti una narrazione in prima persona, per essere più credibile, è come vivere sulla propria pelle quello che sta passando il tuo personaggio. Di me come persona c’è poco o nulla. Ritrovo i nomi che amo, le ambientazioni che conosco e il bagaglio di esperienze che mi porto dietro. Questo perché è più semplice scrivere di cose che conosci.
Cosa ti piacerebbe scrivere e hai qualcosa in cantiere al momento?
In cantiere vi è già un altro romanzo, ma al momento sono nella fase della ricerca di informazioni. Per una volta mi piacerebbe scostarmi dalla doppia narrazione e dalla prima persona, ma le poche volte che ho tentato questa via, il risultato non mi è piaciuto per nulla, anzi, era come se si trattasse di un’opera monca. Evidentemente non ho ancora acquisito abbastanza esperienza e sicurezza per poterlo fare, oppure più semplicemente è un mio tarlo mentale!
Scrivere è sempre stato il tuo sogno oppure c’è stato un episodio particolare che ti ha fatto capire che questo è ciò che vuoi fare?
Da grande volevo fare il copywriter (per intenderci quel professionista che si occupa della parte scritta nelle pubblicità), e ho provato in tutti i modi, ma i miei studi erano indirizzati ad altro e nessuno mi ha dato questa possibilità. Dopo la nascita del secondo figlio, per vari motivi, mi sono vista costretta a licenziarmi e sono tornata all’università e questa volta ho scelto un percorso di studio più consono. Ma anche in questo caso niente di fatto, e diciamo che pure l’età avanzata non ha aiutato. Ho iniziato a scrivere in un periodo della mia vita in cui c’erano situazioni che non potevo controllare. Ed essendo una maniaca del controllo avevo bisogno di gestire qualcosa e qualcuno. E attraverso la scrittura potevo farlo. Poi un giorno ho letto un articolo su Anna Premoli, autrice autopubblicata che aveva firmato un contratto con la Newton Compton. Ho fatto ricerche sull’autopubblicazione e a marzo 2013 mi sono buttata in questa esperienza con un certo grado di incoscienza.
E’ difficile per una donna con figli e marito da gestire trovare il tempo per scrivere?
Mia madre ha sempre lavorato a casa, faceva la sarta, quindi daniela-volonte-2io sono cresciuta con entrambi i genitori molto presenti nella mia vita, e da mamma a tempo pieno capisco le sue scelte e oggi sono felice di poter seguire la mia famiglia. Ma (ebbene sì c’è un “ma”) non sono solo una madre, moglie, amica o figlia. Io sono Daniela e ho bisogno di una dimensione in cui sentirmi tale. Ho passato anni a cercare un connubio tra la mia voglia di essere presente come genitore e uno spazio, anche minimo, di realizzazione personale. Ho tentato molte strade e molte vie, sia a livello di istruzione (azzerandomi e rimettendomi in gioco tutte le volte) sia a livello di lavoro. E poi è arrivata questa strada. Sembra una via facile e magica, ma non è così. Anche se sono a casa passo almeno 9 ore sul PC. Se non scrivo, faccio ricerche oppure promozione. Tengo contatti con chi legge le mie storie e sente l’esigenza di scrivermi togliendo del tempo alla propria vita ad appannaggio di una perfetta sconosciuta (questo è l’aspetto migliore di tutto questo nuovo mondo). Ci aiutiamo spesso tra colleghi attraverso suggerimenti o discussioni oppure azioni comuni. I miei figli vanno a scuola, a volte hanno orari diversi, poi ci sono i compiti, le attività sportive, il catechismo, le feste di compleanno e i compagni per le ricerche. E tutto quello che è legato alla casa. Da un punto di vista pratico al mattino approfitto del silenzio e mi metto al computer. Se la lavatrice ha terminato il programma, mi alzo e stendo, poi torno al PC. Dopo è la volta della lavastoviglie. Mi alzo, sistemo i piatti, torno al PC. All’ora di pranzo, prima di uscire per andare a prendere i bambini, cucino e intanto evado le mail. Diciamo che non guardo più la televisione, solo il telegiornale intervallato da Violetta e Peppa Pig, e quasi tutte le sere le passo davanti al PC. Gestisco il mio tempo come posso, e spesso non basta perché dimentico le cose e faccio molto caos, ma questa è la strada che cercavo.
Qual’è la domanda che avresti voluto ti fosse fatta ma nessuno l’ha mai capito?
Quella sopra! E ti ringrazio perché fin troppe le persone pensano che “stare a casa” sia un sinonimo di privilegio e di scelta di comodo. Non è così. Non ho scelto questa vita, mi ci sono trovata e ho fatto di tutto per migliorarla nei limiti delle mie possibilità e delle mie aspettative. I sacrifici che derivano sono tanti, sia a livello economico sia a livello personale.
Per i tuoi libri hai utilizzato l’autopubblicazione: è così difficile per uno scrittore emergente farsi largo nell’editoria italiana?
Oggi tutti possono scrivere e vedere i propri libri pubblicati su uno store on-line. Ci sono molte piattaforme che te lo permettono. Ma siamo una goccia in mezzo all’oceano. In teoria si dovrebbe sgomitare per poter emergere, ma ringraziando il cielo non è sempre così. Al contrario, credo che per emergere basti collaborare. Ho avuto la fortuna di aver incontrato autori autopubblicati meravigliosi, disposti a darti un consiglio sincero se ponevi loro una domanda. Non ti negavano né la loro esperienza né le loro conoscenze. E se ti sentivi preoccupato o triste per delle recensioni particolarmente severe, sapevano farti da scudo, difenderti dalla parte ostica di questo mestiere. Oltre al contatto con i lettori, questa è stata la parte migliore di questa esperienza. Il futuro dell’editoria può essere l’autopubblicazione se gli autori impareranno a unirsi per diventare un mare in un oceano e non solo una semplice goccia. Non voglio far credere che sia tutto rose e fiori perché non è stato così. Sono stata anche criticata, pugnalata alle spalle e ho litigato con alcuni, ma questa è la vita stessa. Non si può piacere a tutti ed è giusto che ognuno abbia i propri gusti.
Negli ultimi mesi abbiamo visto molti casi di best-seller partiti dall’autopubblicazione che hanno avuto successo dal passaparola, come è successo anche a te: questo può significare che forse gli editori non riescono a recepire i gusti dei lettori?
Una casa editrice che si vede arrivare centinaia di nuovi manoscritti ogni anno, credo che vorrebbe avere una bacchetta magica per poter sapere, prima di affrontare tutta quella mole di lavoro, quale tra quegli scritti potrebbe incontrare più facilmente le preferenze dei lettori. Ecco, l’autopubblicazione è quella bacchetta magica, secondo me.
Grazie Daniela è stato un piacere parlare con te e un enorme in bocca al lupo per tutto.
Grazie a te per questa opportunità e grazie a tutti coloro che mi hanno permesso di realizzare un piccolo sogno: familiari e amici (per il sostegno), lettori (senza di loro non vale la pena di scrivere una storia) e i colleghi (alla parte migliore di loro, quelli che esultano per i tuoi successi e ti camminano accanto nei momenti di sconforto).
Bibliografia:

L’amore nei piccoli gesti (potete leggere la recensione qui)

Ricordami che sono felice (potete leggere la recensione qui)

daniela-volonte
Insegnami a vivere

Trama:
Elisabeth non ha avuto un passato facile. La tragedia ha colpito la sua famiglia, e l’amore in cui credeva si è rivelato falso, illusorio. La necessità di scappare, di rimuovere tristi ricordi dalla sua mente, la porta ad abbandonare New York, per la più piccola Watertown. Il destino la porterà a incrociare Alexander, un ragazzo che le ricorda molto Matt e con il quale può, forse, sperare di uscire da quel limbo in cui entrambi sono caduti. Uniti da un passato similmente drammatico, le loro vite s’intrecciano in modo indissolubile, portando a conseguenze irreparabili. I loro sentimenti, infatti, sono impossibili da vivere: El è l’insegnante di Economia di Alex. Elisabeth sa che deve allontanarsi da quel ragazzo, ma la legge può imporre limiti all’amore? Alex ed El riusciranno ad abbracciare il loro passato, e a far nascere la speranza di ricominciare una vita degna di essere vissuta?
Cosa ne penso:
Insegnami a vivere è un romanzo intenso e struggente oltre che romantico. I due protagonisti hanno alle spalle delle storie famigliari tragiche e proprio per questo motivo riescono a comprendersi. Entrambi hanno conosciuto il lato più amaro dell’amore cioè quello della sofferenza, della delusione, della falsità ma riescono a trovare uno nell’altra la speranza che esista qualcosa di diverso, la consapevolezza di meritare la felicità e la maturità di riuscire a perdonare anche chi li ha così profondamente delusi. Alex è un ragazzo di diciassette anni ma è molto più adulto di quanto sembra perchè da sempre si prende cura della sorellina. Non sogna niente per sè stesso, l’unico scopo nella vita è riuscire a garantire un futuro a lei per poi trovare finalmente un po’ di pace. El è una donna di venticinque anni, è insicura, ha sempre sofferto per la mancanza d’affetto dei suoi genitori, l’unica persona che l’amava era il fratello però anche lui l’ha abbandonata così come il fidanzato l’ha tradita nel modo peggiore. In Alex vede una possibilità di riscatto, sente che può fare qualcosa per aiutarlo e in questo modo pensa di pagare il suo debito nei confronti del fratello. Quello che non si aspetta è di innamorarsi di questo ragazzo così complicato, così giovane e allo stesso tempo così maturo ma non riesce a contrastare questo sentimento, sviluppa un bisogno imperante di averlo vicino, di avere qualcuno a cui appoggiarsi, qualcuno da amare con tutta sè stessa. La loro storia è difficile e complicata non solo a causa della differenza di età e dalle responsabilità che ha Alex ma anche dal fatto che lei è la sua insegnante. Il percorso verso la felicità è impervio ma alla fine l’amore insegnerà loro a sperare. Ho trovato il libro toccante, romantico e dolce, non scade mai nel tragico o nel melenso, chi legge entra dentro i personaggi, riesce a capire il loro io più profondo e in tutte le pagine si riesce a sentire la speranza che alla fine non tutto è perduto, che l’alba arriva sempre anche dopo la notte più buia.  
Al momento i libri non sono disponibili perchè Daniela ha firmato un contratto con la Newton Compton.

 

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26 comments

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    • Daniela Volontè on 19/03/2014 at 21:57
    • Rispondi

    Grazie di tutto Alessandra!

    1. Grazie a te Daniela. Un abbraccio 🙂

    • vincenzo on 20/03/2014 at 14:43
    • Rispondi

    Mi spiace essere controcorrente ma io ho letto i libri e, non ho lo stesso parere positivo. Non me ne voglia l’autrice, certo fa la mamma, come moltissime donne, scrive cose, ma bisognerebbe anche accettare le critiche quando arrivano

      • Daniela Volontè on 20/03/2014 at 20:49
      • Rispondi

      Ciao Vincenzo, hai ragione, i gusti sono gusti. E io non ho mai detto nemmeno di essere una scrittrice o simile. Scrivo storie, se piacciano bene, se non vengono apprezzate mi dispiace, ma tutto si ferma lì. Non mi dispero. Due domande, se mi permetti:
      1) Cosa ti fa pensare che io non accetti le critiche?
      2) Se a un lettore non piace proprio un libro (di un qualsiasi autore) cosa lo spinge a leggerne altri scritti dalla stessa mano? Ecco, forse mi puoi aiutare a capire, perché da lettrice, se un libro non riesco a digerirlo, non vado a prenderne altri dello stesso autore (data poi l’ampia scelta di titoli che girano sul mercato).
      In ogni caso grazie del tuo feedback.

    • vincenzo on 24/03/2014 at 10:09
    • Rispondi

    Cara signora Daniela io leggo libri per lavoro e spesso sono costretto a leggere libri della stessa mano sapendo che non mi piaceranno ma è lavoro e quindi devo farlo. Lei non dice di essere una scrittrice, ma le assicuro che è privilegiata, conosco donne che fanno tutto quello che fa lei e, in più lavorano fuori casa. Anche queste donne devono dividersi tra figli, casa, lavatrici, piatti da lavare, catechismo, amichetti, compiti, saggi, lavoro ufficiale e, scrivono, come lei, lo fanno per hobby, come lei. Grazie al mio lavoro ho avuto modo di conoscere e leggere opere di self e opere di scrittori, so che ha firmato un contratto con la Newton, buon per lei, mi chiedo solo come mai testi “vecchi” e non opere nuove che potrebbero avere più sbocchi?
    Per quanto riguarda le critiche anche io, come lei, vivo il mondo virtuale e seguo vari gruppi, dove ho modo di capire meglio il “personaggio” che sto seguendo per lavoro. La differenza tra chi scrive per hobby e chi lo fa per mestiere (seguito da una casa editrice) sta proprio in questo: il primo crede di aver scritto un capolavoro e non accetta critiche di nessun tipo, il secondo invece, più professionalmente, è disposto ad accettare anche il giudizio altamente negativo. Ho conosciuto autori self che hanno quasi bestemmiato per aver ricevuto una stella su Amazon! Se ha altre domande faccia pure

      • Daniela Volontè on 24/03/2014 at 11:30
      • Rispondi

      Gentile signor Vincenzo,
      intanto grazie per la risposta. Seconda cosa: si torna sempre al punto di partenza. Ho forse detto di essere una superdonna o simile? Non mi pare. Io parlo per me. Mi è stato chiesto come sono e cosa faccio. Ho risposto. Non ho detto che chi ha un lavoro è meglio o peggio di me. Ma lei ha già dato la sua sentenza, come buona parte delle persone quando si trovano davanti una casalinga: “una privilegiata”. Credo che prima di “assicurare” qualcosa forse dovrebbe vestire i panni di coloro che lei definisce come tali. Sarebbe come affermare che un libro è bellissimo senza averlo nemmeno letto.
      Dice che legge per lavoro, in questo caso alzo le mani e mi scuso se è stato costretto a leggermi, capisco che non sia dipeso dalla sua volontà. Capirà che la mia domanda è sorta dal fatto che io non so nulla di lei. Dopo la sua spiegazione posso capire la motivazione di una reiterata lettura.
      Ultimo punto: mi dice che scrivo per hobby, e sottolinea che chi scrive per hobby crede di aver scritto un capolavoro e non accetta le critiche. Ritorniamo allo stesso punto. Cosa le fa pensare che non accetto le critiche? Le mie ipotesi sono varie e se permette ne espongo qualcuna:
      1) La sua catalogazione è questa, di default: chi scrive per hobby è un esaltato e di conseguenza lei è già convinto che come tale non accetti pareri discordanti, mentre i grandi scrittori se vengono presi a pesci in faccia fanno un bel sorriso e ringraziano.
      2) Lei ha letto qualche mio post di lamentela su Facebook. Forse non sa che di recensioni negative ne ho ricevute a decine, ma quei due post (ebbene erano 2) in realtà erano un messaggio ben preciso a persone precise. Forse perché la motivazione di alcune recensioni non era sincera, ma aveva puro scopo distruttivo. La relativa rimozione da parte degli utenti è stata una semplice conferma di quanto accennato.
      3) Lei mi ha fatto una critica diretta e io non ho risposto o l’ho insultata? Tutto può essere, ma credo di essere una persona civile e educata e mi sembra strano di aver fatto ciò. Forse non ricordo oppure c’è una spiegazione che mi sfugge.
      Quindi la ringrazio per aver risposto alle mie domande, ma effettivamente sì, ho ancora una domanda, o sarà che non ho capito la sua risposta: cosa le fa pensare che io non accetti le critiche?
      Saluti
      Daniela

        • Daniela Volontè on 24/03/2014 at 11:47
        • Rispondi

        Scusi, dimenticavo un’ultima cosa: visto che è un addetto ai lavori, allora non la considero un semplice lettore. E come tale gradirei che la questione rimanesse su un piano professionale e non scendesse in giudizi sulla mia vita privata. Grazie.

          • vincenzo on 24/03/2014 at 14:30
          • Rispondi

          Signora Daniele, si è risposta da sola! Il suo ultimo post è l’essenza stessa di quanto da me affermato.

            • Daniela Volontè on 24/03/2014 at 15:17

            Signor Vincenzo, se per “post” intende il commento sopra, la informo che con il termine “professionale” mi riferivo a lei e non a me. Nel senso che ritengo poco professionale dare giudizi circa la mia persona. Se invece con il termine “post” intende quello apparso su Facebook, allora ho un’ulteriore domanda per lei: quel post è stato volutamente pubblicato con delle restrizioni. Non è pubblico. Come mai riesce a vederlo?

    • vincenzo on 24/03/2014 at 15:40
    • Rispondi

    Infatti del post di facebook ne sta parlando lei, io mi riferivo al suo commento su questo portale, quello delle 12:00 minuto più minuto meno. Ad ogni modo le sue affermazioni non fanno altro che rimarcare quanto detto

    • vincenzo on 24/03/2014 at 15:41
    • Rispondi

    Oltretutto io non passo la vita sui social network, LAVORO

      • Daniela Volontè on 24/03/2014 at 16:12
      • Rispondi

      Perfetto, signor Vincenzo, direi che dall’ultimo commento si è capito tutto. Aggiungendo il fatto che continua a non dare spiegazioni, attaccare e lanciare i suoi messaggi, a questo punto ha ragione lei: non accetto le critiche. E’ palese che non accetto le critiche costruttive che fin qui mi ha posto. E’ palese la sua professionalità. E’ palese che vi è altro di cui non è mio interesse approfondire. Le auguro una buon pomeriggio.

    • Keihra Palevi on 26/03/2014 at 15:24
    • Rispondi

    Salve
    ho letto i libri di Daniela.Il primo mi è piaciuto così tanto, che le ho chiesto l’amicizia (anch’io sono una “scrittora”).Come si sa, avendo l’amicizia si possono leggere i messaggio della persona interessata.
    Una delle qualità più belle di Daniela è l’umiltà e la dolcezza.
    Che polemica sterile signor Vincenzo! A che pro?
    Che differenza fa se una persona lavora fuori/non lavora fuori, gira il mondo/ è confinata in un letto o vive altre condizioni esistenziali?
    Importante è che sappia scrivere e trasmetta.
    E il pubblico, certo pubblico un pochino più “colto”, l’ha premiata. Ha fatto in modo che venisse notata da una CE, una cosa a cui io personalmente non ambisco, perchè amo la mia libertà e mi piace gestirmi come voglio. Ad ogni modo e per fortuna, tra tanti autori/ici mediocri, stavolta hanno fatto una scelta giusta.
    Il fatto che molti sedicenti scrittori si credano dei geni è vero, ma non è proprio il caso di Daniela, proprio no.
    Ha sbagliato bersaglio.

    • cecilia on 26/03/2014 at 22:11
    • Rispondi

    Complimenti Daniela per la tua intervista ma soprattutto per i tuoi libri.

      • Daniela Volontè on 27/03/2014 at 17:14
      • Rispondi

      Cecilia, scusa se vedo solo ora. Grazie infinite. Sei molto gentile.

    • vincenzo on 27/03/2014 at 10:36
    • Rispondi

    Leggo adesso gli ultimi messaggi, vorrei spiegare che a me pesonalmente non interessa cosa fa la signora Daniela nella sua vita, ho sottolineato il fatto che fare la casalinga e avere tempo per scrivere perchè c’è chi mette il pane a tavola è un privilegio che altre donne non hanno.
    Per quel che riguarda i testi i li ho trovati altamente noiosi e sterili tanto che la nostra rivista letteraria ha preferito non scrivere niente sui libri altrimenti, visto che dovevo scrivere io, sarebbero stati massacrati. Poi certo, agli altri possono anche piacere ma, fate attenzione a dire semplicità, umiltà, a volte sono delle maschere, ci creiamo il personaggio, magari non è il caso della signora Daniela/Luna(come firma le sue recensioni per non apparire con nome e cognome) ma parlo in generale, per me la signora Daniele non è un bersaglio da colpire.

      • Daniela Volontè on 27/03/2014 at 12:38
      • Rispondi

      Signor Vincenzo, tenterò di essere breve.
      – Sì, firmo le mie recensioni su Amazon: Luna. Qual è il suo problema se mi firmo Luna? E soprattutto: solo una stretta cerchia di persone lo sa! Anzi, lo sapeva. Ma io non ho nulla da nascondere. Ho sempre detto a chi le riceveva che quel nome riconduceva a me. Non le è piaciuto un commento che ho lasciato al suo libro o al libro di una persona vicino a lei? Strano, do sempre 4 o 5 stelle, a meno che lei non sia Silvia Day! In questo caso ammetto di averle dato una stella! O forse non le è garbato qualche suggerimento dato non richiesto? O qualche errore riscontrato e riferito esclusivamente attraverso un messaggio privato? Sì, perché credo che lei sappia bene che se devo dire qualcosa in pubblico non faccio nomi e cognomi, signor Vincenzo. Io non amo screditare le persone per il gusto di farlo.
      – Il punto sopra conferma il mio sospetto che lei non è chi dice di essere. Fervida fantasia? Tutto può essere.
      – Massacrato? Credo che mi abbia già massacrato e nulla le impedirà di rifarlo, vero?
      – Non sono un bersaglio, ma eccola qui di nuovo.
      – Sottolinea cose che non c’entrano assolutamente nulla con libri, lettura, editoria.
      – Lei non ha tempo da perdere come me sui social network, ma eccola qui puntualmente.
      Insomma signor Vincenzo, Cristina, Silvano, Marta o qualunque sia il suo nome, non si rende conto che da tutti questi commenti l’immagine che sta dando di lei non è positiva. Che sciocca che sono, tanto è un’immagine illusoria. Non so quale sia il vero scopo per cui fa tutto questo. Per cui perde il suo tempo. Secondo la sua logica io ho tempo da perdere, quindi sa benissimo che potremo andare avanti all’infinito. Se lo ritiene necessario scriva pure, continuerò a risponderle senza problemi di sorta.
      Buon lavoro.

    • vincenzo on 27/03/2014 at 14:42
    • Rispondi

    L’immagine illusoria sarà la sua e soprattutto lei cosa pensa di trasmettere ai suoi lettori? Io almeno non scrivo libri

  1. Invito il Sig. Vincenzo a limitarsi nei suoi commenti all’analisi sulle opere di Daniela Volontè che possono piacere oppure no e su questo argomento è stato sufficientemente chiaro.
    Tutto ciò che ha a che fare con la sfera personale dell’autrice verrà cancellato.

    • Keihra Palevi on 28/03/2014 at 01:58
    • Rispondi

    Sig Vincenzo
    analizziamo. Noioso è un testo che non ha ritmo.Per lei tutti e tre i libri di Volontè hanno questa caratteristica?
    Ok può essere un’opinione.
    Mi spieghi però cosa intende per “sterile”.
    Grazie
    K

    • vincenzo on 28/03/2014 at 10:08
    • Rispondi

    Salve signora Keihra Palevi, per me un testo sterile è un testo che non suscita niente. Ci sono libri che fanno ridere, quelli che fanno piangere, quello che fanno entrambe le cose, quelli che alla fine ti lasciano qualcosa dentro, ti fanno riflettere ecc ecc, potrei andare avanti con altri esempi ma credo di esseremi spiegato abbastanza su cosa sginifica per me “sterile”. Per quel che concerne il commento della signora Alessandra, volevo solo precisare che la signora Daniela ha tirato in ballo la sua vita privata. Per il resto signora Keihra se ha altre domande o testi da sottopormi sono qui. Approfitto per scusarmi per il ritado con il quale rispondo ai vostri commenti ma non sempre riesco a essere immediato

  2. Sig. Vincenzo, la vita di Daniela Volontè è stata tirata in ballo perchè IO ho fatto delle domande su questo preciso argomento ed essendo la mia intervista faccio le domande che voglio e che mi interessano, dipende poi dall’intervistata rispondere oppure no. Non sono una giornalista, sono una casalinga orgogliosa di esserlo, leggo molto e mi diletto scrivendo su questo blog. Nel suo primo commento ha reso noto che i libri non le piacciono, lo ha ribadito nei suoi interventi successivi, a mio avviso inutilmente polemici e leggermente rancorosi, lo abbiamo capito e non c’è bisogno che aggiunga altro.

    • vincenzo on 28/03/2014 at 10:28
    • Rispondi

    Signora Alessandra il suo blog è molto carino non vi è dubbio, mi è stato chiesto cosa intendessi per libro sterile e ho dato la mia spiegazione. tutto qua. nessun rancore, come dicevo non scrivo libri, poesie, racconti, non pubblico testi quindi non serbo rancore per la signora Daniela, per lei o per chiunque altro

    • Daniela Volontè on 28/03/2014 at 11:47
    • Rispondi

    Signor Vincenzo, le dico solo una cosa: prima di tutto del mio nickname Luna, fino a prima che lei violasse la mia privacy (davanti alla quale conclama tanto la sua indifferenza), solo 22 (ventidue) persone ne erano a conoscenza. TUTTI AUTORI che ho recensito. Lei non scrive? Le credo. A chi è affiliato, allora? E, se permette, saprò bene a chi do certi miei dati sensibili. Purtroppo per me tra loro vi è qualche persona sbagliata. Ed è la seconda volta.

  3. Ciao Daniela!
    Ci siamo incrociati qualche volta sul gruppo indie, forse ti ricordi.
    Non ho letto i tuoi libri, non sono il mio genere in verità, però sono contento per te per questa felice svolta, e ti ribadisco i miei migliori auguri. A me piace molto essere indie, la considero una forma autonoma di impresa oltreché una potente espressione di democrazia orizzontale. Ma forse accetterei, a certe condizioni, anch’io. Non lo posso sapere. So quanto è impegnativo essere autori e scrittori, e forse chi gioca in promozione fatica forse più di un giocatore di serie A.
    Ti voglio dire solo una cosa: tu SEI una scrittrice e un’autrice, i tuoi lettori e -ora- anche una casa editrice, te l’hanno confermato.
    Brava, complimenti ancora.

      • Daniela Volontè on 31/03/2014 at 09:08
      • Rispondi

      Zipporo, grazie per le tue parole. Sei stato gentilissimo. Ti auguro buon lavoro. Grazie ancora.

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